INTERVISTA PER LA RICERCA SULLE PROFESSIONI DELLE DONNE DEL TERZO MILLENNIO ADALESSANDRA TREVISAN, VENEZIANA, STUDIOSA E MUSICISTA A CA' FOSCARI

A cura di Abcveneto

1) È figlia d’arte oppure ha iniziato tutto da sola?

Nessuno della mia famiglia si interessa di letteratura come autore né di musica come artista. Posso però dire di essere nata in una famiglia in cui sia mio padre sia mio nonno paterno hanno sviluppato un intuito rivolto al mondo della pittura e del design; mi sembra di aver ereditato (o sviluppato) questo potenziale lungo altre direzioni.

2) Come è nata questa passione per il suo lavoro?

Se considero la ricerca e la critica letteraria ma anche la scrittura poetica, un debito va senz’altro attribuito a Maria Grazia Bonato, la mia docente di lettere del liceo U. Morin di Mestre, che mi ha trasmesso ed ha consolidato la passione per quello che sarebbe arrivato poi, con la scelta di studiare Lettere e lo sviluppo del campo della comunicazione come ufficio stampa, dal momento che da adolescente ho imparato come organizzare eventi.
All’università una presenza di riferimento è sempre stata la Professoressa Ilaria Crotti, docente ordinaria di Letteratura Italiana a Ca’ Foscari, che ha seguito il lavoro di ricerca che mi vede coinvolta da alcuni anni ed è soprattutto rivolto all’opera di Goliarda Sapienza. Lei ha senz’altro dato un’impronta completa alla mia formazione dal punto di vista critico. Altre ragioni mi portano a citare il Professor Alberto Zava, che è stato prezioso per il confronto su aspetti del lavoro di ricerca, e su come districar certe “matasse”.
Fuori dall’ambito dei miei studi ci sono diversi debiti: nei confronti della poetessa Anna Toscano, grazie alla quale mi sono avvicinata alla poesia dieci anni fa; un debito va anche alla redazione di «Poetarum Silva», di cui faccio parte dal 2011, in particolare a Fabio Michieli e Anna Maria Curci, entrambi caporedattori e poeti. Con tutti loro ho acquisito strumenti, imparato, ascoltato e sperimentato nuovi approcci alla parola, in termini critici e poetici.
Il lavoro di comunicazione che porto avanti da anni si misura sull’incontro con altri ma è stato soprattutto un terreno in cui mi sono mossa da sola e in modo indipendente, senza l’aiuto di un’agenzia alle spalle. Ho imparato a fianco di altri ma ho fatto anche esperienza ed errori in solitudine.
Tutt’altra faccenda riguarda la musica, invece, e lo studio della voce: se penso agli anni in cui ho studiato jazz, i due nomi che hanno permesso che io potessi piantare semi nel mio percorso sono stati Federica Santi e Mauro Bordignon, due maestri con caratteristiche diverse (una cantante e un sassofonista – entrambi compongono), che mi hanno fatto riflettere sui miei limiti e su alcune opportunità da esplorare. Quando ho iniziato a scrivere canzoni (nel 2008) e – diversamente – a pensare all’improvvisazione, alla costruzione musicale, a una modalità che fosse solo mia per creare musica e testi, si sono avvicendate numerose figure: se posso parlare di “maestri” e artisti/performer con cui (ho condiviso e) condivido progetti faccio i nomi di Johann Merrich, Aldo Aliprandi e Marianna Andrigo, che insieme hanno dato vita a Live arts cultures, un’associazione dedita alle arti performative che ha sede a Mestre (a Forte Marghera) – in cui sono anche responsabile della comunicazione. Con loro si è complicato il discorso sul “come” fare musica, come portare avanti un certo tipo di ricerca musicale fuori da parametri noti, fuori da versanti già percorsi – o in parte tenendoli in considerazione. La stessa cosa, su campi affini, è avvenuta con Solar Plex e con Enrico Coniglio. Tutti questi sono artisti che si muovono nel campo dell’elettroacustica e dell’elettronica contemporanea.
Su tutt’altro versante, invece, il lavoro con Irene Brazzolotto prima, poi con Giacomo Zennaro e in tempi recenti con la poeta Silvia Salvagnini e Nico De Giosa (musicista e compositore) ha fornito chiavi e approcci diversi al mondo della canzone: con loopstation e chitarra, poi con l’elettronica (pop), intersecandovi la poesia e la traduzione. Sono le persone con cui si condividono progetti, percorsi e somiglianze che modificano il senso di un lavoro, mettono in discussione i parametri pregressi, propongono domande, indicano (talvolta) le risposte: così accade anche quando si fa ricerca in altri campi – ad esempio quello letterario-critico. Insomma, tutti questi incontri non esauriscono i livelli di possibilità che la creazione richiede, anche con fallimenti e vicoli ciechi, che fanno parte del percorso di maturazione non tanto di uno stile ma dello sviluppo di un’idea, e del significato che si dà (o si può dare) ad un fare artistico complesso. Ho scoperto da pochi anni che un tipo di figura come il mio può dirsi “multipotenziale”.

3) Ha trovato difficoltà e burocratiche o finanziarie oppure le è stato facilitato dalla famiglia?

Di certo la presenza della famiglia d’origine mi ha aiutata, perché mi ha permesso di misurarmi con i tempi che avevo scelto, per rischiare un certo lavoro, mettermi alla prova. Ma non mi ha fornito gli strumenti economici per lavorare.

4) Esiste il merito qui in Italia?

Alcuni anni fa sarei stata più severa nella risposta perché non posso non notare alcune disparità in ambienti lavorativi: favoritismi personali e modalità alle quali mi sento estranea. Mi auguro, nella vita, di essermi sempre esposta con i fatti, dimostrando che i risultati ottenuti potevano parlare per me; in effetti, quando sono stata (e sono) chiamata a collaborare con qualcuno, o a dedicarmi a un’attività, significa che gli altri hanno riconosciuto i meriti che posso avere o aver dimostrato prima. Penso di essermi meritata tante soddisfazioni; sono tanti gli incontri e le collaborazioni fruttuose, i rapporti di reciproca stima con i quali mi sono misurata negli anni, e sono contenta di questo, di quanto mi abbiano dato l’opportunità di crescere. Ciò non significa non aver subìto delusioni, o aver subìto la competizione, che fa inevitabilmente parte di un percorso. Non parlo delle gelosie e delle invidie che nascono come contrapposizioni: non mi interessano. Mi ritengo una persona competitiva con dati e fatti, attraverso cui penso di guadagnarmi il merito di certe scoperte. Credo che il proprio curriculum, se lo si sostiene, possa essere l’unica carta vincente con cui presentarsi: dimostra cosa si ha fatto e come si è, almeno dal mio punto di vista. Serve a creare nuove relazioni, maturare e sviluppare nuove idee. E non devono mancare l’entusiasmo e l’essere appassionati, che fanno la differenza oltre alle competenze.

5) Ha avuto difficoltà a conciliare il suo lavoro con la famiglia, i figli?

No, al momento non ho figli e non mi sono dovuta confrontare con una conciliazione.

6) Cosa sono per lei le vacanze e il tempo libero?

Di solito sono un momento di scoperta oltre che di relax: mi piace fare viaggi culturali, vedere città e spazi che non conosco, conoscere nuovi pezzi di mondo, arricchire il mio bagaglio.

7) In generale oggi mi sembra che le ragazze sono più interessate alla vita lavorativa che l’amore arriva dopo, che ne pensa?

Sono convinta sia stato così anche per me. Se rileggo il mio percorso tra i 20 e i 30 anni l’amore è stato messo in secondo piano. Dipende però anche da quanto uno si conosce e da quali ambizioni si hanno. Certamente la maturità porta a determinate scelte, anche quelle di avere un compagno o un compagna con cui condividere un cammino.

8) Pensa che il progresso delle Arti e delle Scienze abbia corrotto o migliorato i costumi?

Il progresso porta nel futuro le arti e le scienze, ed è fondamentale. Quello che mi pare corrompa entrambi gli ambiti sono questioni che riguardano la società e gli individui: la superficialità, la frustrazione, l’egocentrismo, la necessità di apparire, la massmedialità portata all’estremo, la mancanza di comunicazione tra le persone, alcuni termini negativi che il progresso porta con sé, tutti aspetti che riguardano sia il mondo delle arti sia quello delle scienze, strumentalizzate dall’opinione pubblica per (ad esempio) creare barriere, per aumentare l’odio e le differenze tra le persone. C’è stato un progresso culturale in questo paese che può anche essere misurato nella regressione di certi aspetti; in questo – mi rendo conto di esprimermi su un campo aperto e stratificato – Pasolini ci aveva visto lungo.

9) Se vuole aggiungere qualcos’altro...

È importante lavorare sulla propria autostima per raggiungere i propri obiettivi. È una cosa che non si deve dimenticare a nessuna età.

http://www.alessandratrevisan.it
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